Roma. Crea et Labora: seminario di formazione per giovani aspiranti creativi e imprenditori

Crea et Labora è una mattinata dedicata ai giovani che vogliano imparare da imprenditori italiani di nuova generazione, come fare impresa. Il seminario è organizzato dalla cooperativa Sociale Balobeshayi e avrà luogo sabato 20 ottobre dalle ore 9 alle ore 13 presso il co-working space Latte Creative sito in via di Monte Testaccio 34A, Roma.

Il format del seminario prevede la presentazione di quattro tematiche da approfondire con altrettanti imprenditori:
1. Aspetti amministrativi, finanziari e creditizi di fare impresa, Giuseppe Bea – ONImprese
2. Aspetti legali e di lavoro autonomo, Lifang Dong – Dong and Partners Law Firm
3. Come creare una cooperativa sociale, Marie Thérèse Mukamitsindo – Coop Karibu
4. Comunicare l’impresa, Beatrice Ngalula Kabutakapua – Coop Balobeshayi

Ogni tematica verrà approfondita in 45 minuti e ci sarà spazio per domande e lavori di gruppo. Al termine, ciascun partecipante riceverà gratuitamente la pubblicazione “Crea et Labora: Strumenti per l’imprenditoria in Italia” edita da Balobeshayi e uno sconto sulla visione online del documentario (IN)VISIBLE CITIES.
L’associazione Tam Tam D’Afrique supporterà l’iniziativa offrendo un buffet a metà mattinata. Crea et Labora è un’idea nata in seguito alla vincita del bando Giovani 2G del Ministero del Lavoro e delle Politiche a favore di imprese di seconde generazioni. La cooperativa sociale Balobeshayi è una dei beneficiari del bando. Balobeshayi utilizza il video, training e consulenze per
favorire il dialogo tra le diversità. Questa esperienza ha stimolato la voglia di supportare con strumenti concreti i giovani di seconda generazioni interessati a fare business specialmente nel campo culturale e artistico.

L’offerta per la partecipazione è di €20 pagabili online o sul posto. I posti per la partecipazione sono limitati, è richiesta la registrazione sul portale Eventbrite: https://crealabora.eventbrite.it. Info a info@balobeshayi.org.

Umuganda, balsamo d’integrazione

In lingua ruandese vuol dire contributo.

E la Karibu è fondata e guidata da due donne che conservano le proprie radici in Rwanda.

Per questo la Presidenza Liliane Murekatete ha pensato di portare questa buona pratica dell’Umuganda in Italia. In cosa consiste questa usanza nata negli anni ’60 e diventata poi pratica governativa e capace di unire due etnie divise da un conflitto etnico fra i più sanguinosi degli ultimi anni? Ogni persona idonea al lavoro fra i 18 e i 65 anni viene chiamato a fare qualcosa, a portare aiuto in un villaggio vicino. Questo aiuto è vario: coltivare, seminare, risistemare le cose danneggiate.

E in Italia?

Abbiamo iniziato dal 27 aprile a Monte San Biagio (LT), comune in cui la Karibu gestisce un progetto SPRAR molto inserito nel comune che consta di 36 beneficiari.  Sono stati indivuduati dei luoghi in cui operare portando delle migliorie. Il piazzale della Stazione FS, il sagrato della Parrocchia di San Giovanni Battista, la scala del Castello del centro storico, le due fontane di Vallemarina le piante aromatiche e il Giardino dell’Ecomuseo. Cento persone fra dipendenti e beneficiari dello SPRAR hanno dedicato 3 ore della loro vita a fare del bene, dare un contributo ringraziando così per l’ospitalità ricevuta.

“Non chiederti cosa può fare il tuo paese per te, chiediti cosa puoi fare per il tuo paese”, con questa citazione del Presidente Kennedy la Presidente Liliane Murekatete introduce l’iniziativa, emozionata e consapevole di star portando in Italia una pratica che nel suo paese è stata davvero un balsamo che ha guartito una frattura etnica che ancora viene sentita.

In Italia, l’Umuganda diventa un modo per integrare i richiedenti asilo e i comuni dove la Karibu ha le sue strutture di accoglienza, per far comprendere anche il tipo di accoglienza diffusa che si cerca di diffondere e di attuare.

Una bellissima iniziativa, che vede legati Karibu e il Comune di Monte San Biagio e che speriamo diventi una buona pratica da portare avanti nel tempo” dice il Sindaco Federico Carnevale al momento del taglio del nastro, con la piccola Precious a portare le forbici. Poi è la volta della benedizione di Don Emanuele e i gruppi, in accordo e supportati dalla Multiservizi Monticelli, si distribuiscono nelle zone di intervento. Anche il paese partecipa, offrendo caffè e acqua a chi si stava muovendo nei vicoli. “Questo è quello che per noi è il valore dell’integrazione”  dice un’emozionata Presidenza, la dottoressa Liliane Murekatete, che instancabile guida la squadra che si dedica alla scala del Castello.

Sono state tre ore di intenso lavoro, con la Karibu che in sinergia con la Multiservizi, pulisce, differenzia e sistema tutto quello nella lista To Do stilata dal Comitato Permanente Umuganda, formato da Mirella Landi, Vana Pikiou e Tommaso Ciarmatore. Cartacce, mozziconi, sistemazione delle piante e pulizia delle fontane i lavori più impegnativi. Un lavoro di precisione quello della scala che ha visto avvicendarsi circa trenta persone.

Il tutto nello spirito di Umuganda, dare un contributo per rendere il posto dove viviamo migliore.

Prossimo appuntamento il 25 maggio nel Comune Roccagorga, dalla sindaca Carla Amici.

 

[Photo credits: Antonio Ricciardi]

Basta poco per fare tanto

La domanda più insistente e urgente della vita è: “Cosa stai facendo per gli altri?” (Martin Luther King)

 

Con l’arrivo di Burian, il vento freddo dalla Siberia che sta portando neve e gelo sulla nostra città,  l’amministrazione comunale ha intensificato le misure per proteggere e salvaguardare tutte le persone che vivono nelle strade della nostra città e aiutare quelle realtà spesso emarginate – come il campo rom di Al Karama – in cui la presenza di bambini e anziani richiede un sostegno per cibo, vestiario e generi di conforto. Il sostegno della Cooperativa Sociale Karibu inizia qui, con l’aiuto nella distribuzione di acqua, cibo e giochi ai bambini del campo con Best, Aruna, che viene dalla Sierra Leone, e Hamid, che invece proviene dal Pakistan.

Da lunedì 26 febbraio a giovedì 1 marzo 2018, oltre al prolungamento dell’orario del dormitorio di via Milazzo, per trovare rifugio dal freddo il centro  anziani di via Vittorio Veneto ha aperto le porte a chi non aveva un posto in cui stare. Queste misure straordinarie e la mappatura di chi, in città, viveva ai margini è il frutto dell’impegno sinergico fra l’amministrazione, la Croce Rossa Italiana – che vede in prima linea Lorenzo Munari, Coordinatore Responsabile Dormitorio C.R.I. Emergenza Freddo Latina – Cisterna di Latina  – e Protezione Civile.

La Cooperativa Sociale Karibu ha deciso di aiutare il personale che opera nel dormitorio di via Milazzo facendo partecipare alle attività tre beneficiari. Best, Evans – che vengono dalla Nigeria – e Nouman, Pakistan, hanno aiutato gli operatori C.R.I presso il dormitorio.

Attività che li ha segnati profondamente.

Evans, 20 anni, nigeriano, osservando due ragazzi gambiani intenti a prepararsi prima di lasciare il loro posto letto, parla e chiede che cosa succederà una volta che il dormitorio verrà chiuso e quando capisce che la chiusura di questa struttura rappresenta la perdita di un posto sicuro per chi non ha nulla, dice solo “it isn’t good”. Comprendere come basta pochissimo per non avere più un riferimento, un posto dove dormire, fare una doccia, bere qualcosa di caldo, è per loro una rivelazione di cosa può succedere dopo.

Il dormitorio si svuota, piano piano escono gli ospiti e arrivano gli operatori che prepareranno la struttura per questa sera. I posti letto sono tutti occupati, resta a letto un uomo che viene dalla Tunisia che ha un occhio gonfio e bisogno di cure, si aspettano gli operatori sanitari che verranno a fornirgli assistenza.

L’emergenza non è finita e dobbiamo solo ringraziare e sostenere chi, ogni giorno, non si gira dall’altra parte.

 

Quello che siamo

Dobbiamo iniziare dalle origini.

 

La nostra Presidente, Marie Therese Mukamitsindo, arriva in Italia nel 1996 dal Ruanda, scappa dalla guerra che sta massacrando un intero stato. Scappa con 4 figli e arriva a Roma come profuga, senza nulla. L’assistenza agli immigrati nel 1996 è ben diversa da quella che facciamo oggi. La nostra Presidente ha vissuto sulla sua pelle cosa vuol dire essere donna, rifugiata e madre in una terra complessa e diversa come l’Italia e ha dovuto conciliare questo col suo essere un’assistente sociale. Tutte queste esperienze l’hanno portata a fondare nel 2001 la Cooperativa Karibu che in lingua swahili vuol dire benvenuto. E questa non è una scelta fatta a caso. Quella parola, forse, non le è stata mai detta.

Da allora il modello di accoglienza è cambiato notevolmente.

Oggi il nostro compito è quello di accogliere, formare, integrare e cerchiamo di farlo ogni giorno.

Negli ultimi anni sono nati gli SPRAR, sono nate moltissime Cooperative che si occupano di immigrati e richiedenti asilo. Oggi Karibu è sicuramente una realtà complessa: abbiamo scelto di rendere unico il nostro modello di accoglienza con strutture adeguate e a norma secondo i canoni dell’accoglienza dati dal Ministeri degli Interni e dalla Prefettura, offriamo assistenza medica e legale. Abbiamo un avanzato modello di istruzione e formazione rivolto ai nostri beneficiari. Insegniamo loro l’italiano e abbiamo ideato un progetto chiamato “scuola legale” dove i nostri operatori legali insegnano ai beneficiari come muoversi nel nostro paese.  I nostri ragazzi partecipano alle attività di volontariato sociale, vanno a scuola, seguono corsi di formazione sia presso le nostre strutture sia all’esterno. Le nostre insegnanti di italiano, i nostri operatori legali li aiutano ad orientarsi nella difficile burocrazia italiana. La nostra mission è questa, riuscire ad accogliere al meglio chi sta scappando dalla guerra o è qui di passaggio per cercare un futuro migliore, formare chi arriva qui al meglio che si può, con tutte le risorse possibili, puntando moltissimo sull’empowerment individuale, restando legati al territorio per integrare i nostri beneficiari.

Non sempre questo è facile, ma noi ce la mettiamo tutta.