Quello che siamo

Dobbiamo iniziare dalle origini.

 

La nostra Presidente, Marie Therese Mukamitsindo, arriva in Italia nel 1996 dal Ruanda, scappa dalla guerra che sta massacrando un intero stato. Scappa con 4 figli e arriva a Roma come profuga, senza nulla. L’assistenza agli immigrati nel 1996 è ben diversa da quella che facciamo oggi. La nostra Presidente ha vissuto sulla sua pelle cosa vuol dire essere donna, rifugiata e madre in una terra complessa e diversa come l’Italia e ha dovuto conciliare questo col suo essere un’assistente sociale. Tutte queste esperienze l’hanno portata a fondare nel 2001 la Cooperativa Karibu che in lingua swahili vuol dire benvenuto. E questa non è una scelta fatta a caso. Quella parola, forse, non le è stata mai detta.

Da allora il modello di accoglienza è cambiato notevolmente.

Oggi il nostro compito è quello di accogliere, formare, integrare e cerchiamo di farlo ogni giorno.

Negli ultimi anni sono nati gli SPRAR, sono nate moltissime Cooperative che si occupano di immigrati e richiedenti asilo. Oggi Karibu è sicuramente una realtà complessa: abbiamo scelto di rendere unico il nostro modello di accoglienza con strutture adeguate e a norma secondo i canoni dell’accoglienza dati dal Ministeri degli Interni e dalla Prefettura, offriamo assistenza medica e legale. Abbiamo un avanzato modello di istruzione e formazione rivolto ai nostri beneficiari. Insegniamo loro l’italiano e abbiamo ideato un progetto chiamato “scuola legale” dove i nostri operatori legali insegnano ai beneficiari come muoversi nel nostro paese.  I nostri ragazzi partecipano alle attività di volontariato sociale, vanno a scuola, seguono corsi di formazione sia presso le nostre strutture sia all’esterno. Le nostre insegnanti di italiano, i nostri operatori legali li aiutano ad orientarsi nella difficile burocrazia italiana. La nostra mission è questa, riuscire ad accogliere al meglio chi sta scappando dalla guerra o è qui di passaggio per cercare un futuro migliore, formare chi arriva qui al meglio che si può, con tutte le risorse possibili, puntando moltissimo sull’empowerment individuale, restando legati al territorio per integrare i nostri beneficiari.

Non sempre questo è facile, ma noi ce la mettiamo tutta.